Archivio per ‘Memoria’ categoria

GALATIOLO Gaspare – Palermo (PA)

12 maggio 2016

Palermo vigilia del 25 aprile del 2016. Siamo, io e Salvo Li Castri, nella sede dell’ANPI Palermo ospiti della Cgil regionale intenti a curare gli ultimi preparativi per il prossimo 25 aprile, quando arriva un signore, Salvatore Ninni Galatioto, che chiedendo dell’ANPI ci porta la testimonianza “25 Aprile 1961  Dialogo con mio padre” del racconto che il padre, Galioto Gaspare partigiano Comandante “Zeta”  gli fa prima di andare alla festa della Liberazione del 1961 al Giardino Inglese. Cinquantacinque anni dopo ancora un recupero importante della memoria.

Angelo FicarraGalatioto Gaspare partigianoGalatioto Gaspare partigiano 2

CANI Salvatore – Campobello di Licata (AG)

12 maggio 2016

ringraziamo l’autrice della ricerca Carmela Zangara  cui si deve questo ulteriore importante recupero della memoria

In sperduti paesi arroccati sulle cime più alte delle Prealpi, o nelle dormienti valli alpine, non è raro trovare inciso su   cippi commemorativi ai Caduti della Resistenza il nome di soldati meridionali. Giovani che dopo l’8 settembre del 1943 salirono sui monti per combattere il nazifascismo pagando con la vita il prezzo della   libertà, catalogati genericamente come caduti della II guerra mondiale che però si distinsero per il valore tramandato al Nord Italia nei luoghi teatro degli eventi ma sconosciuto ai più – e a volte agli stessi familiari -nella loro terra di Sicilia.

Nasce da qui il mio impegno per il recupero della memoria di questi eroi ancora dimenticati, verso i quali avverto un debito di riconoscenza poggiando sul loro sacrificio la nascita della nostra democrazia. Continua a leggere: CANI Salvatore – Campobello di Licata (AG)

I Siciliani confinati durante la dittatura fascista

22 dicembre 2015

A cura di Gaetano Imbrociano

I SICILIANI
Le biografie dei confinati politici che hanno un corrispondente fascicolo nel Casellario Politico Centrale, di cui la quasi totalità di essi vengono ricordati nell’elenco allegato, rivelano un aspetto della società siciliana oggi dimenticata.
Le biografie, redatte utilizzando esclusivamente la documentazione contenuta nei fascicoli personali dei Confinati politici, mirano a fare emergere ” i senza storia “ che contro il regime fascista hanno lottato subendo carcere e confino.
Molti di questi Confinati hanno rivendicato con una propria coscienza di classe una migliore qualità della vita.
Non si possono ignorare quei ristretti gruppi di coraggiosi, che furono ben fermi nel perseguire i loro ideali di libertà e di riscatto sociale, pur non essendo nella maggioranza dei casi intellettuali.
Il riferimento è a quegli stessi che lottavano per sopravvivere; muratori, zolfatari, disoccupati, operai, contadini, sarti, ex ferrovieri, ex ufficiali postali, barbieri, falegnami, tutti con un livello culturale molto basso, ma con una sufficiente capacità di comprendere la realtà politica e sociale per potere desiderare ardentemente di modificarla.
Tuttavia rispetto alla massa della popolazione erano minoranze molto esigue.
Senza sminuire il valore dei loro sforzi, purtroppo, prima ancora che i loro progetti fossero portati a compimento la repressione fascista, il cui braccio operativo era l’Ovra stroncò sul nascere ogni iniziativa antifascista, mentre la maggioranza della popolazione restava inerte.
Il compito che svolsero queste minoranze fu di importanza vitale; si trattava di suscitare e mantenere viva nella coscienza popolare quel sentimento di libertà e di giustizia sociale che era stato sommerso dal flusso reazionario.
Si trattava di contrastare la manipolazione ideologica ed impedire l’asservimento completo al potere.

Elenco, per difetto, dei confinati antifascisti siciliani : tratto dalla Persecuzione fascista in Sicilia – Archivio Centrale di Stato – Roma. Redatto dagli studiosi : Salvatore Carbone e Laura Grimaldi

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IN RICORDO DI NICOLO’ AZOTI

19 dicembre 2015

VERSO IL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO DEL SACRIFICIO DI NICOLO’ AZOTI
Nicolò Azoti, detto familiarmente “Cola”, fu assassinato alla vigilia del Natale 1946. Era stato gravemente ferito a Baucina (Palermo) in un agguato del 21 dicembre, tesogli dai grandi agrari del suo territorio (beneficiari per un ventennio della protezione del regime fascista) e dai loro gabelloti, fin dall’ottobre del 1944 coalizzatisi in “battaglia di classe” contro i decreti emanati dal ministro comunista Fausto Gullo che inaugurarono quella fase epica di lotte contadine destinata a concludersi con la riforma agraria (1950). “Cola”, non era un contadino, ma, per mestiere, un ebanista, anche se sarebbe meglio considerarlo un informale “intellettuale popolare” nutrito da una personale cultura libertario-antifascista, appassionato di musica e di teatro. Aveva dato senso operativo alla sua spiccata vocazione sociale mettendosi, da sindacalista della Cgil, alla testa e al servizio dei contadini per l’attuazione dei decreti Gullo, e fondando all’uopo la cooperativa agricola “San Marco”. Aver concretamente sfidato il fronte agrario-mafioso gli fu fatale. Così, può ben dirsi, egli cadde da anomalo “partigiano” sul terreno di quella specialissima “guerra di liberazione” combattuta dal popolo contro un asse di forze mafioso-fasciste, quasi in parallelo a quella combattutasi nel Centro.Nord d’Italia contro l’asse nazifascista. Nicolò Azoti fu uno dei protomartiri del lungo martirologio di quella guerra, tanto guerra di classe quanto guerra di civiltà. Sul caso esemplare della sua morte, a parte l’impunità assicurata ai suoi assassini, sarebbe calato per lungo tempo il sipario dell’oblìo. Ricordarlo oggi, ormai restituito alla venerazione della migliore Sicilia e della migliore Italia dopo la provvida rivendicazione della figlia Antonella, è un fatto che certifica quanto sia ancora possibile che la storia compia degli atti di giustizia, se alimentata da memoria e passione civile.
Giuseppe Carlo Marino

   I discorsi, le belle parole, le speranze gridate al microfono, le canzoni eroiche, tutto è finito,

   e le bandiere ripiegate di uomini sorridenti, tornano alle case;

ma le mie labbra,

ripetono sempre, nuovi nomi: di tutti oggi voglio ricordarmi,

ogni nome un ricordo,

e una nuova stretta al cuore, che trattiene le lacrime.

Gli occhi, aridi fissano, lontano.

Al di là delle Alpi, a monte, di un grande fiume, il Danubio, mura,

tragiche mura,

ornate da pagode, delimitano, un campo di morte, Mauthausen

grondante sangue proletario.

Da Pasquale Cucchiara, “Altri Uomini, Storie di antifascisti e partigiani favaresi”.

Questa bellissima toccante poesia è stata scritta da Antonio Galiano di Favara, in occasione della sfilata dei partigiani a Milano il 25 aprile del 1947. Operaio a Milano partecipa agli scioperi del 1944 e poi finisce deportato a Mauthausen e a Gusen dove viene torturato e martoriato.

La provvida rivendicazione di Antonella e il “di tutti oggi voglio ricordarmi” di Antonio ci riportano al decisivo difficile cammino per il recupero della memoria, per disvelare la Storia.

Sorgente: IN RICORDO DI NICOLO’ AZOTI » ANPI Palermo “Comandante Barbato”

4 novembre, Pedara ( Ct ): Giorno dell’Unità Nazionale…e guerra civile spagnola

7 novembre 2015

 4 novembre  “Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Territoriale, dalle Alpi a Capo Passero; nei sentimenti e nella cultura che caratterizzano i valori fondanti della Repubblica: civili e democratici, di libertà, giustizia, democrazia, antifascismo, solidarietà, accoglienza e pace. Scanditi in maniera indelebile dai postulati della nostra Costituzione, che tra l’altro all’art. 11 esalta il “ ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”; con la memoria in particolare rivolta alla variegata schiera di patrioti che in tante maniere, già a partire da 150 anni addietro, hanno contribuito a costruire tra enormi difficoltà e contraddizioni la nostra società e cittadinanza, e ai martiri che hanno determinato la nascita della Repubblica: donne, uomini e giovani, sacrificatosi per la liberazione d’’Italia,  contribuendo in maniera sostanziale alla sconfitta della dittatura fascista,  della pratica razzista di dominio e sterminio, alla rinascita delle libertà nel nostro paese, al riscatto nazionale. Continua a leggere: 4 novembre, Pedara ( Ct ): Giorno dell’Unità Nazionale…e guerra civile spagnola

Se n’ è andato Pietro Ingrao

5 ottobre 2015

Se n’ è andato uno degli ultimi gattopardi della politica. Domenica pomeriggio, 27 settembre,  nella sua casa di Roma  è passato dal sonno alla morte il partigiano Guido,  Pietro Ingrao, il politico dall’ascendenza siciliana divenuta nel tempo  scelta. Non aveva difatti reciso il legame con la terra natia del nonno Francesco cospiratore garibaldino, partito da  Grotte alla volta di Lenola negli anni dell’unità d’Italia per sfuggire alla cattura; non l’aveva reciso e amava  Grotte ed Agrigento, che gli avevano conferito  rispettivamente la cittadinanza onoraria e  il Telamone.
Un gattopardo  la cui statura morale va al di là di ogni facile etichettatura perché mai se ne potrebbe esaurire la portata essendo  ogni tentativo  riduttivo e mai esaustivo.
Uomo eclettico, dalla poliedrica personalità, si adoperò tenacemente per il riscatto sociale, culturale ed economico del Mezzogiorno.
Del resto ben conosceva la Sicilia del latifondo – da cui proveniva la sua  famiglia di proprietari terrieri – e  le disuguaglianze delle classi sociali meridionali. Si racconta che  durante un comizio in una città del Sud,  vedendo a sera  i contadini di ritorno dalla campagna  coi loro figlioletti che davanti al padrone si toglievano il berretto, indicandoli col dito tuonò : voi no, non dovete umiliarvi. Penseremo noi e i vostri genitori a ridarvi  dignità.
Siciliane erano d’altra parte molte delle sue frequentazioni all’interno del  PCI ,  Aldo  Natoli, Lucio Lombardo Radice,  Elio Vittorini e Salvatore Di Benedetto. Con questi ultimi era  sul palco di  Porta  Venezia a Milano all’indomani del 25 luglio 1943 per festeggiare la fine del Fascismo al Sud e l’inizio della lotta di liberazione al  Nord incitando i Milanesi  alla rivolta. E siciliana era la moglie Laura, figlia del filosofo catanese Giuseppe Lombardo Radice.
E’ entrato nella storia vivendo interamente il secolo delle più grandi conquiste sociali  da protagonista, partecipando  alla guerra di Spagna e  alla Resistenza; impegnandosi  sin dalla nascita della Repubblica nella lotta di classe per l’emancipazione delle masse da dirigente del PCI e da  parlamentare; da giornalista – direttore dell’Unità- a saggista e letterato. Deputato del partito  comunista per diverse legislature fu anche il primo Presidente di Sinistra della Camera.
La caduta del muro di Berlino – che  tanta parte avrebbe avuto nella crisi identitaria del Partito – trovò Ingrao non favorevole alla Svolta storica che ridefiniva il senso della  nuova Sinistra  e provocava   una cesura all’interno del PCI.
Lungimirante e lucido, rimase fedele al Partito confluendo nell’ala più radicale  ripiegando poi sugli studi letterari, storici e sociali nei quali   si possono ritrovare  alcune tematiche assolutamente attuali.
In lui il  pragmatismo si stemperava nei rivoli del sognatore, l’antifascismo nella passione per la poesia, il giornalista  nel  politico dall’istanza umanitaria, il borghese comunista nell’uomo che da  bambino  sognava di prendere la luna, non a caso titolo di una sua opera.
Dei siciliani aveva la tenacia  della buona terra natia e la trasparenza di certe giornate di tramontana . Lenola era il paese natio, la Sicilia circolava nel suo sangue col retaggio atavico.
Cento anni di cultura e coerenza, di genialità e anticonformismo,  spesi per cambiare la storia convinto com’era che  soltanto quando la politica si fa lungimiranza, cioè  sogno, quando la realtà ingiusta rimanda alla  giustizia, la disuguaglianza assume bagliori di uguaglianza, le catene di libertà negate fanno brillare lucciole di libertà possibili,  al di là del contingente negativo  c’è un traguardo positivo, soltanto allora la politica può avere in sé la dignità di un vero riscatto sociale e umano.  Il voto da solo non basta soleva  dire. La prassi è il punto di partenza,  il punto di arrivo è l’uomo. Guai a perdere l’umanità.
Carmela Zangara
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Partigiani siciliani caduti durante la Resistenza in Alta Italia

9 dicembre 2013

Riportiamo sul nostro sito la ricerca della Prof.ssa Carmela Zangara sui partigiani siciliani caduti in Alta Italia durante la guerra di liberazione 1943-1945.

Tale ricerca, pubblicata dall’ Istituto Siciliano per la Storia dell’Italia Contemporanea “Carmelo Salanitro” – Catania,  ha lo scopo di evidenziare il contributo dei Siciliani alla Resistenza al fine di onorarne la memoria e sfatare il luogo comune che vuole la Resistenza geograficamente e umanamente delimitata.

Clicca sul link per aprire il documento:

http://www.italia-liberazione.it/ita/viewpubblilocale.php?id=207&rete=83

 

 

La prof.ssa Zangara è autrice di Per liberar l’Italia. I siciliani nella Resitenza.

I siciliani uccisi alle Fosse Ardeatine

18 ottobre 2013

 

GUTTUSO - La strage delle fosse ardeatine.png

GUTTUSO – La strage delle fosse ardeatine.png

  1. AGNINI FERDINANDO -fu Gaetano e di Longo Giuseppma – nato a Catania il 24/8/1924 – studente in medicina – arrestato il 24/2/1944 appartenente al Partito Comunista Italiano.
  2. 9) ARTALE VITO – fu Antonino e Amedei M. Anna – nato a Palermo I’1/3/1882- Ten. Gen. Artiglieria – arrestato il 9/12/1943.
  3. AVOLIO CARLO – fu Federico e Maltese Francesca – nato a Siracusa il 14/9/1895 – impiegato (S.A.I.B.) – arrestato il 28/1/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
  4. BUTERA GAETANO – di Giuseppe e D’Amico Maria – nato a Riesi l’11/9/1924
    – pittore – arrestato il 15/2/1944 – appartenente al Fronte Militare Clandestino.
  5. BUTTICE LEONARDO- di Pietro e Sciarrocca Giuseppe – nato a Siculiana (Agrigento) il 2/2/1921 – meccanico – arrestato il 15/2/1944 – appartenente alla Brigata Matteotti.
  6. GIORDANO CALCEDONIO – di Gaspare e di Di Pisa Maria – nato a Palermo l’11/7/1916-corazziere-arrestato il 14/2/1944- appartenente al Fronte Militare Banda Caruso.
  7. LUNGARO PIETRO ERMELINDO – fu Alberto e di Caltagirone Vita – nato a Trapani l’1/6/1910 – Sottufficiale P.S. – arrestato il 7/2/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
  8. PITRELLI ROSARIO – fu Giuseppe e di Buffalini Giovanna – nato a Caltagiro-ne il 17/11/1917 – meccanico – arrestato il 28/1/1944 – appartenente al Partito Comunista Italiano.
  9. RAMPOLLA GIOVANNI – di Michelangelo e Lembo Antonia – nato a Patti (Messina) il 16/6/1894 – Ten. Colonnello – arrestato il 22 o 28/1/1944 – appartenente al Fronte Militare.
  10. RINDONE NUNZIO – di Antonio e Buscemi Carmela – nato Leonforte il 29/1/1913 – pastore – arrestato tra la fine del dicembre 1943 e l’inizio del gennaio 1944 – appartenente alla formazione “Isolato”.
  11. ZICCONI RAFFAELE – fu Lorenzo e Olla Anna – nato a Sommatino (Caltani-setta) il 13/8/1911 – impiegato – arrestato il 7/2/1944 – appartenente al Partito D’Azione.
  12. IALUNA SEBASTIANO – di Agrippino e Salerno Ignazia – nato a Mineo il 10/10/1920 – agricoltore – arrestato il 7/3/1944.
  13. MORGANO SANTO – fu Antonio – nato a Militello il 30/8/1920 – elettromeccanico.
  14. D’AMICO COSIMO – fu Luciano e di Vasetti Maria – nato a Catania il 4/6/1907- amministratore teatrale – arrestato il 23/3/1944.

 


( tratto dal sito http://marioavagliano.blogspot.it)